dal 25.03 al 16.04
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Il filellenismo artistico italiano, contrariamente a quello di altri paesi europei, si sviluppa a partire dal 1830 arrivando, negli anni a seguire, a rivestire una posizione predominante sia per estensione cronologica che per produzione. Le ragioni di questo ritardo sono in larga parte di natura politica.  La divisione dell’Italia in piccoli stati a regime assoluto e la mancanza di libertà espressiva fanno sì che i primi passi vengano effettuati nella clandestinità o attraverso l’utilizzo di pseudonimi.  L’indomani della liberazione della Grecia nel 1831 ed il concomitante diffondersi dei moti rivoluzionari in Italia, segnano l’inizio di questo movimento che si prolungherà almeno fino al 1859, alle porte dell’Unità italiana. Non meno importante fu l’abbandono dei vecchi miti e della storia classica che avevano ispirato fino all’inizio dell’800 la produzione artistica. Ora poteva cedere il passo a contenuti che traevano ispirazione dalle nuove vicende alla cui portata politica si accomunava un forte spirito epico e romantico capace di soppiantare i vecchi simboli. L’arte filellenica italiana, celebrando le nuove passioni, si arricchiva di un valore morale e politico tale da assumere il senso di un appello alle coscienze affinché riscoprissero il valore di una libertà che l’indipendenza greca aveva nuovamente reso possibile.