LA DEA FORTUNA

La Dea Fortuna vede protagonista Alessandro e Arturo, insieme da più di 15 anni. Come molte coppie di lunga data, anche la loro, mossa all’inizio da un forte vento di passione, si è trasformata col tempo. I momenti focosi sono diminuiti, lasciando spazio a un grande affetto. Ultimamente, però, il loro legame sembra non riuscire più a superare alcun ostacolo, trascinando il loro rapporto in una logorante crisi relazionale. Un giorno Annamaria, la migliore amica di Alessandro, lascia in custodia a lui e al suo compagno i due figli e l’improvviso arrivo dei bambini nelle loro vite dà una svolta alla coppia e alla noiosa routine in cui sono caduti. Alessandro e Arturo arrivano a compiere una scelta totalmente folle; ma ogni grande amore nasconde in sé un briciolo di pazzia.

Produzione: Warner Bros. Entertainment Italia, R&C Produzioni e Faros Film

Anno: 2019

Durata: 118’

Regia: Ferzan Ozpetek

Sceneggiatura: Ferzan Ozpetek, Silvia Ranfagni, Gianni Romoli

Cast: Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Serra Yilmaz, Barbara Alberti, Sara Ciocca, Pia Lanciotti, Edoardo Brandi, Cristina Bugatty, Filippo Nigro

Musiche: Pasquale Catalano

Lingua: originale con sottotitoli in greco

Nella sua sostanza, ovvero nel rapporto d’amore di Arturo e Alessandro, il film può dirsi riuscito: entrambi gli attori sono bravi, Leo in particolare si ritaglia la sua migliore prova, e nella stracchezza di coppia di lungo corso c’è spazio per la tenerezza ma non solo, e il riconoscimento, quantomeno, dello spettatore è cosa fatta. Quel che sta intorno, viceversa, è meno buono: l’improvviso arrivo nelle loro vite di due bambini, Sara Ciocca e Edoardo Brandi peraltro lodevoli, è d’occasione ma non sanzionabile, al contrario, la presenza della loro madre Annamaria, già migliore amica di Alessandro e malata, non s’affranca mai dalla funzionalità, ovvero dal servire la rinascita possibile alla coppia.

Insomma, il centro è a fuoco, godibile, a tratti profondo, esplorato in lungo  e in largo, tra dramma e commedia, mentre più ci si allontana e più la subordinazione e la strumentalità di snodi, caratteri e evenienze – la durata di quasi due ore non aiuta – danno nell’occhio.

[Fonte: https://www.cinematografo.it/]
από 29.03 έως 11.04
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