Marcello Mastroianni

Nato nel 1924, il suo debutto cinematografico avviene nel 1948. L’apice del successo, però, lo raggiunge negli anni Sessanta e Settanta grazie a Federico Fellini. Il successo gli appioppa anche l’etichetta, da lui non gradita, di latin lover. In questi anni ottiene riconoscimenti importanti, tra cui il Nastro d’Argento come migliore attore protagonista, il BAFTA al migliore attore straniero, il Golden Globe e la nomination all’Oscar al miglior attore per Divorzio all’italiana (1961, Pietro Germi). Celeberrimo è il sodalizio artistico con Federico Fellini, con cui, negli anni Sessanta, gira La dolce vita e , e negli anni Ottanta La città delle donne, Ginger e Fred e Intervista. Nel 1961 assieme a Claudia Cardinale è protagonista del Bell’Antonio e nel 1962 il settimanale americano “Time” gli dedica un servizio, come divo straniero più ammirato negli Stati Uniti.

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Rispetto all’omonimo romanzo di Brancati, ambientato nell’Italia fascista degli anni Trenta, il film di Bolognini non lega la sua analisi della questione maschile alle radici totalitarie e rigide del mito mussoliniano. Il soggetto di Bolognini infatti, sceneggiato tra le altre cose anche da Pier Paolo Pasolini, si mantiene nell’atmosfera festaiola e frivola degli anni del boom economico, conferendo anche un patina di mondanità più moderna alla storia di Antonio Magnano. Il fatto che sia stato scelto Marcello Mastroianni come interprete poi è anche molto significativo del tipo di maschio che si voleva rappresentare: Mastroianni infatti se da un lato è il latin lover italico per eccellenza, ha in sé una certa eleganza femminea, espressa nei suoi tratti gentili, delicati. Il bell’Antonio, dunque, non è solo la storia di un uomo impotente nell’Italia fascista o nella Catania degli anni Sessanta, ma è anche un’analisi della mascolinità e delle gabbie mentali nelle quali spesso chiudiamo tutt’ora il nostro modo di percepirci. Ancora oggi ci ritroviamo a frenarci e a precluderci esperienze perché magari le giudichiamo incompatibili con il nostro sesso, così come Antonio Magnano non poteva permettersi di essere uomo a modo suo, e non in quello stabilito da una tendenza sociale alla quale ci si deve assimilare per non essere esclusi. Ma certi paletti ormai non hanno più senso di esistere, e forse la mascolinità andrebbe vista proprio nel coraggio di non lasciarsi pilotare dall’esigenza di aderire a un modello prestabilito.

Regia: Mauro Bolognini , 1960 -105’

Soggetto: Vitaliano Brancati

Cast: Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Pierre Brasseur

Musiche: Piero Piccioni

Antonio Magnano, giovane di bella presenza, cui vengono attribuite numerose avventure sentimentali, dopo parecchi anni di permanenza a Roma ritorna alla nativa Catania, dove il padre Alfio gli ha trovato una sposa, Barbara Puglisi. Uniformandosi al volere paterno, Antonio sposa Barbara; ma trascorso un anno, il padre di Barbara dà ad Alfio la notizia che la figlia è ancora vergine e, pertanto, chiederà lo scioglimento del matrimonio. Così avviene, e mentre Barbara sposa il duca di Bronte, uomo anziano, ma ricco, Alfio, per riscattare l’onore della famiglia, riprende a frequentare una casa di appuntamenti e poco dopo muore. La vedova ben presto si consola; la giovane servetta di casa sta per diventare madre e la paternità del nascituro viene attribuita ad Antonio.

dal 19.2 al 4.3
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