Τζαν Μαρία ΒολοντέGian Maria Volonté

Volto scolpito, attore dotatissimo e assai versatile e incisivo in ogni sua interpretazione, Gian Maria Volonté – comincia la sua carriera in teatro, dopo essersi diplomato all’accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico sotto la guida di Orazio Costa. L’esordio nel cinema avviene all’inizio degli anni’60, ma è specialmente dopo il sodalizio artistico con Elio Petri – cominciato appunto con A ciascuno il suo – che Volonté diventa, in Italia ma non solo, l’attore simbolo del cinema civile, di un’arte che partecipa e che racconta i cambiamenti che attraversano la società italiana negli anni ‘60 e ‘70.

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Film liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, ambientato in Sicilia, a Cefalù. Durante una battuta di caccia vengono uccisi due uomini il farmacista Manno e il dottor Roscio. Le indagini seguono la pista del delitto d’onore, a causa della relazione extraconiugale di Manno testimoniata da alcune lettere minatorie che aveva ricevuto. Così vengono arrestati i familiari di Rosetta, una cameriera adolescente che Manno aveva sedotto. Eppure Paolo Laurana, insegnante e militante del Partito Comunista, non crede che la storia sia così semplice come sembra e partendo proprio dall’analisi delle lettere dà il via a delle indagini personali. Verrà così a capo di connessioni molto più profonde che hanno a che fare con il potere, la politica e la mafia.

Regia: Elio Petri, 1967 – 99’

Soggetto: Leonardo Sciascia

Cast: Gian Maria Volonté, Irene Papas, Gabriele Ferzetti, Salvo Randone

Musiche: Luis Bakalov

Lingua originale con sottotitoli in greco

Lucida denuncia contro la mafia siciliana che impera nella città di Cefalù così come a Palermo, A ciascuno il suo ben si contestualizza nella filmografia impegnata di Elio Petri e, più generalmente, nel filone del cosiddetto cinema civile. Il regista romano trae liberamente ispirazione dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia e, insieme a Ugo Pirro, elabora una sceneggiatura articolata, volta a palesare l’assoluta estraneità del protagonista rispetto al sistema sociale siciliano.

Il professor Laurana viene dipinto, così come lo stesso Petri dichiara, come un “intellettuale umanista e sessualmente incompetente”, soggetto di un ritratto filmico sensuoso e ironico; effettivamente, la figura di Paolo appare inadatta a conformarsi con la cittadinanza di Cefalù in quanto personalità idealista e rinchiusa in sé stessa. Tale atteggiamento viene confermato dalla madre che, durante il sopralluogo della polizia nella camera del giovane, asserisce come il figlio non si preoccupi degli affari della città poiché sempre in viaggio fra Palermo, dove insegna presso il liceo, e Cefalù, dove abita e ritorna la sera stanco a causa del lavoro.

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dal 5.3 al 18.3
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