Con il passare degli anni la dimensione scenica del cinema di Ettore Scola assume sempre più un valore simbolico. Il luogo diventa la raffigurazione di volta in volta dell’evolversi della Storia, o del passaggio del Tempo, o ancora delle psicologie di personaggi in grado di mappare un’antropologia umana.

È quest’ultimo il caso de La cena, film corale (si contano una sessantina di personaggi per i quali sono state scritte battute) interamente ambientato all’interno di un ristorante romano.
C’era già stato Palazzo Federici, proscenio dell’incontro delle solitudini di Antonietta e Gabriele in Una giornata particolare; c’era stata La terrazza, con il ripiano scoperto, punto d’arrivo e ripartenza delle varie storie narrate; c’era stata la carrozza de Il mondo nuovo, la sala da ballo di Ballando ballando, l’appartamento de La famiglia.

Ora tocca ad “Arturo al Portico”, trattoria vecchio stile che nell’affetto autobiografico di Scola appare un incrocio tra “Otello alla Concordia”, il ristorante tra piazza di Spagna e l’Ara Pacis che fu il luogo di ritrovo prediletto per lui e i suoi compagni d’avventura, e le osterie del ghetto (e infatti Franco, l’ex tossico che raggiunge a cena la sorella e il padre interpretato da Giorgio Tirabassi, si chiede se il carciofo che ha fatto cadere da un tavolo entrando sia alla romana o alla giudia).

I grandi pasti collettivi assumono spesso nelle narrazioni cinematografiche un ruolo di primaria importanza, e assurgono immediatamente a metafore della società: sempre rimanendo nell’alveo della filmografia scoliana impossibile non pensare al “Re della mezza porzione” immortalato in C’eravamo tanto amati, alla cena nel refettorio del convento in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (con tanto di prete che con voce flebile chiede ad Alberto Sordi: “Che cosa ci sta preparando il nostro Fellini?”), e al pranzo al mare dell’intera famiglia/branco di Nino Manfredi in Brutti, sporchi e cattivi.

La cena si muove dunque in direzione di un proponimento piuttosto semplice, e di immediata comprensione: cercare di mappare una geografia umana e politica dell’Italia sul finire degli anni Novanta focalizzando l’attenzione su una serata in un ristorante così noto da poter accogliere anche la Roma “bene” ma con dei prezzi così popolari da essere alla portata anche dei ceti meno abbienti.

[Raffaele Meale]

MassFilm, 1998, 126’

Regia:  Ettore Scola

Interpreti: Fanny Ardant, Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Eros Pagni, Stefania Sandrelli

Lingua: originale con sottotitoli in greco

All’interno del ristorante “Arturo al Portico” gestito da Flora, si svolgono varie storie, dialoghi ed avventure dei clienti e del personale nelle cucine, dei quali emergono i disagi, le vite e le storie.

Fra le principali vicende trattate vi è quella di Isabella con la figlia Sabrina, che con difficoltà confida alla mamma l’intenzione di fare il noviziato in convento; il complicato e divertente amore fra un professore di filosofia sposato ed una studentessa; la conversazione tenuta da due attori sul nuovo spettacolo teatrale che interpreteranno; una coppia che parla del futuro della loro relazione (la ragazza è incinta), mentre una donna seducente siede alla tavola accanto.

Tutto questo tra gli intermezzi dei discorsi dello chef, un comunista deluso dalla politica, la gelosia di Diomede dovuta ai vezzi di Uliano a Flora e la saggezza del Maestro Pezzullo.

dal 18/11/2020 al 09/12/2020