Le origini della cucina siciliana risalgono ai tempi delle colonie greche di Sicilia (IV sec. A.C.), quando l’eco dei banchetti della corte dei tiranni di Siracusa giungeva ad Atene. In verità la cucina dell’epoca non era molto elaborata: la base era costituita da pesci e carni varie insaporite con aglio ed erbe aromatiche e cucinate alla brace, da verdure crude o cotte (la cicoria selvatica imperava su ogni tavola), il tutto innaffiato dal vino prodotto dai vigneti siciliani già allora celebri. La pasticceria invece doveva essere più raffinata, a base di mandorle e miele, ed era rinomata in tutta la Grecia.

Questa base, ricca ma sobria, si caricherà nei secoli a venire di sapori nuovi, arricchendosi con le culture con le quali verrà a contatto. Le contaminazioni maggiori sono sicuramente quelle arabe (i dolci, l’agrodolce, lo zafferano e le altre spezie, l’uvetta, il cuscus), francesi (le salse, i gateaux, la raffinatezza delle elaborazioni) e spagnole (la sontuosità delle presentazioni, le insalate, le frittate).

È l’epoca dei “monsù“, i cuochi francesi al seguito dei Borboni, subito adottati dalla nobiltà locale, ai quali si deve l’estro di pietanze come la caponata di melenzane, la frittella di fave, carciofi e piselli, la pasta con i broccoli in tegame.

Accanto alla tradizione colta bisogna ricordare quella popolare, non meno interessante dell’altra: vi si annoverano soprattutto saporite minestre di verdure selvatiche che, insieme a formaggio di pecora, olive e cipolle, e al pane, costituivano fino alla metà del XX secolo la base dell’alimentazione del contadino e del pastore. Retaggio della cucina popolare è u’ maccu, un passato di fave secche, condito in modo diverso a seconda delle zone dell’isola e usato anche in versione minestra con la pasta.

Va infine citata la famosa gastronomia da marciapiede siciliana, quell’insieme di “antipasti popolari” che si usa consumare direttamente davanti ai banchetti di cui pullulano i rioni popolari palermitani: le panelle, le stigghiole, il pane con la meusa, lo sfincione, e le friggitorie che coi loro odori inondano le strade circostanti costringendo i passanti ad assaggi che si trasformano in veri e propri pasti!

Fonte:  https://digilander.libero.it/

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