Produzione: Palomar, Rai Cinema, 2020 – 120’

Regia: Giorgio Diritti

Soggetto: Giorgio Diritti, Fredo Valla 

Cast: Elio Germano, Fabrizio Careddu, Andrea Gherpelli, Maurizio Pagliari

Musiche: Marco Biscarini, Daniele Furlati

Lingua: originale con sottotitoli in greco

Lo sviluppo narrativo della sceneggiatura esce dall’intenzione della semplice biografia di Antonio Ligabue per proporre un percorso narrativo che segue lo stato d’animo di Toni e fa delle emozioni che vive il perno portante del racconto, in un rapporto che offre allo spettatore un coinvolgimento più intimo e profondo. Pur in una dimensione di realismo e attinenza alla verità, il film vuol trasferire in sottotraccia la sensazione di “favola nera” che accompagna la vita di Toni e di cui lui stesso incarna, in un certo modo, i codici a partire dal vestire; nel modo di esprimersi, gesticolare, muoversi. 

Read More

Volevo nascondermi

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l’inizio di un riscatto in cui sente che l’arte è l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. “El Tudesc”, come lo chiama la gente, è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, ma diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po. Vittima delle sue angosce, viene rinchiuso in manicomio, ma anche lì in breve riprende a dipingere. Più di tutti, Toni dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti fin dall’infanzia. L’uscita dall’Ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

dal 22.11 al 05.12
Online

Antonio Ligabue (Zurigo, 1899 – Gualtieri, 1965)

Pittore e scultore, Ligabue è considerato uno dei massimi esponenti dell’arte Naïf in Italia. I primi anni dell’artista sono segnati da problemi mentali e malformazioni fisiche che compromettono irrimediabilmente il suo sviluppo, causandogli malattie come rachitismo e gozzo. Innumerevoli furono le occasioni in cui venne rinchiuso in istituti per la cura di ragazzi disagiati e innumerevoli furono le volte in cui venne espulso a causa del suo comportamento violento, verso gli altri ma soprattutto verso se stesso. A venti anni venne espulso dalla Svizzera e andò a vivere a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, di cui era originario il padre adottivo. Non era molto loquace, si esprimeva con difficoltà in un misto di italiano e tedesco, ma aveva un talento naturale per il disegno. Si guadagnava da vivere facendo il manovale sul Po, e talvolta eseguiva disegni su cartelloni per piccole compagnie circensi. 

Grazie al fortuito incontro con l’artista Renato Marino Mazzacurati nel 1927, riuscì a trasportare i suoi demoni sulla tela, creando opere potenti, dall’immediato impatto visivo: per lo più animali ed autoritratti. Nel 1961 ottenne improvviso successo grazie ad una esposizione alla Galleria La Barcaccia di Roma, che conquistò critici, artisti e giornalisti rendendolo noto al pubblico internazionale. L’anno dopo però venne colpito da una grave paresi, che tuttavia non gli impedì di dipingere fino alla sua morte.

Giorgio Diritti (Bologna, 1959)

Il suo film d’esordio, Il vento fa il suo giro (2005) ottiene cinque candidature al David di Donatello e quattro candidature al Nastro d’argento. Il secondo film, L’uomo che verrà (2009), riceve molti riconoscimenti, tra cui il David di Donatello come miglior film e miglior produttore ed il Nastro d’argento come miglior produttore e migliore scenografia. Nel 2013 dirige Un giorno devi andare, di cui cura anche soggetto e sceneggiatura. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo, Noi due. Nel 2020 dirige Volevo nascondermi, che racconta la vita del pittore Antonio Ligabue.  Il film ottiene quindici candidature al David di Donatello, vincendone sei, tra cui miglior regia e miglior film.

Elio Germano (Roma, 1980)

 

Con il film di Daniele Luchetti Mio fratello è figlio unico (2007) si aggiudica il Globo d’oro, il Ciak d’oro ed il primo David di Donatello come miglior attore protagonista. Nel 2010 è protagonista in La nostra vita di Daniele Luchetti, conquistando il premio per la miglior interpretazione maschile al 63º Festival di Cannes, il David di Donatello ed il Nastro d’argento per il miglior attore protagonista. Nel 2011 è protagonista in Magnifica presenza di Ferzan Özpetek, per il quale vince il Globo d’oro al miglior attore. Nel 2014 interpreta Giacomo Leopardi in Il giovane favoloso di Mario Martone, per il quale ottiene il terzo David di Donatello per il miglior attore protagonista, il Premio Pasinetti alla 71ª Mostra di Venezia, e il Nastro d’argento al personaggio dell’anno. Nel 2020 è protagonista del film Volevo nascondermi, nel ruolo del pittore e scultore italiano Antonio Ligabue. Per questa interpretazione ha vinto l’Orso d’argento per il miglior attore al Festival di Berlino ed il David di Donatello come miglior attore protagonista.